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Ciao, sono NIcolino Cese e mi occupo della manutenzione di questo sito.

Reliquie

La Sacra Famiglia

Icone votive raffiguranti la sacra famiglia, era usanza farle girare nel paese da una abitazione all'altra.

In genere venivano trattenute una settimana per ogni famiglia.

Nel retro dell'immagine vi è un contenitore per le offerte.

Anticamente il ricavato veniva utilizzato nel giorno di S. Giuseppe per offrire un pasto all' uomo, la donna ed il bambino più povero del paese.

Tela di Ferdinando Palmerio di Guardiagrele

Tela del maestro Ferdinando Palmerio di Guardiagrele dipinta nel 1864. Il committente, a sinistra nella porzione in basso, è il sacerdote Domenico Sabatino Galluppi, nato in Roio del Sangro il 6/2/1819 e quì morto il 17/6/1901. Vi fu arciprete dal novembre del 1855 fino alla morte. E' considerato persona di alta cultura umanistica e teologica, dotata di eccellenti doti oratorie. (Roio 15/8/2000).Si racconta che il viso della madonna fosse di una ragazza che apparteneva ad una famiglia povera di Roio.

Vecchie foto della cattedrale

Notizie sulla chiesa di Santa Maria Maggiore

Click sulla foto per approfondire

Leggendo il precedente messaggio mi fa ricordare anche a me di una Pasqua di tanti anni fa 1956, quando con Peppino mio fratello nascondevavo delle uova dal pagliaio di mio padre per averne una quarantina e poi fare delle pupe per Pasqua, ma purtroppo qualche giorno prima mio fratello Fernando che ancora non aveva 8 mesi si ammalo' gravemente, Don Libero veniva frequetemente a visitarlo ma a la vigilia disse questo bambino non arrivera' a Pasqua. logicamente tutti sconvolti, Romolo stava facendo la piccola cassa bianca, ma nonostante tutto noi pensavamo alle 40 uova e le pupe! portammo le uova da mia sorella Maria ma lei disse nznparl, la mattina Di pasqua mentre le campane suonavano a distesa qualcuno disse a mio padre e arrivato lu mdchic Dr. DiCarlo, mio padre corse da lui spiegandogli la situazione immediatamente vinne senza neanche finirsi a fare la barba lo visito' e disse, al bambino le manca il calcio gli fece la ricetta dopo 2 ore dalla prima ignezione tutto tono' al normale, Maria si presento con 2 pupe si era alzata alle 4 del mattino e quelle pupe avevano un sapore speciale.Fenando gode di ottima salute, piu volte tornando a Roio ho detto al caro Dottore grazie per aver salvato mio fratello e la sua risposta e stata sempre uguale un sorriso e una pacca sulla spalla, e continuava per la sua strada, con grande rispetto voglio ancora una volta ringraziare il Saggio Dottore, UN GRANDE DI ROIO, persone come lui questo mondo ne a tanto bisogno. saluti caramente a tutti i roiesi. 

Mastrangelo Santino 

 il 09/04/2007

(Villa S. Maria, 1935) Una settimana prima di pasqua, a volte prima ancora della domenica delle Palme, io e la mia piccola sorella Leda cominciavamo a chiedere: “Mamma quando inizi a fare i dolci di Pasqua?”... e mia madre, con tutto il daffare che aveva, trovava sempre la frase adatta a spiegarci “che era troppo presto per iniziare a preparare le pupe ed i castielle, ed aggiungeva come ulteriore e finale spiegazione “che te ne fai di un castielle che per il giorno di Pasqua sará duro come una pietra?”... e tanto bastava a noi bambini per tenerci a bada per alcuni giorni.Poi, un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, vedevamo nostra madre con passo lesto, nonostante la sua mole, col cestino porta uova in mano, quello di fil di ferro con la pancia rotonda e larga che si ristringeva verso l’alto, per terminare con la svasatura, pieno zeppo di uova. Era il segnale! Pasqua era vicina e con Pasqua i dolci da portare al Santuario della Madonna e dopo una veloce benedizione li mangiavamo li sul posto, li sul prato antistante la chiesa.... un dolce grande tutto per me, senza alcuna restrizione....! E, quell’apparire di mia madre, col cestino delle uova, era per noi ragazzi l’inizio di una gioia silente che si sarebbe protratta nel tempo e qualche vago ricordo e’ rimasto fino ad oggi. Immediata era la nostra presenza , mentre mia madre vicina alla madia, sulla spianatoia, andava accumulando farina e zucchero, dopo averli pesati, le uova, un limone, la grattugia, la stessa che utilizzavamo per grattugiare il pecorino...e poi tirava fuori dal “mantesine” due bustine di lievito vanigliato “Bertolini” e per finire la bottiglia di olio di oliva era li, sulla spianatoia torreggiante sugli altri ingredienti. Le mani di mia madre bucavano la montagnola di farina dall’alto, ed ecco, quasi per magia formarsi “la fontanella” nella quale anche noi bambini potevamo rompere le uova; “attenti al guscio” ci ammoniva mamma” e poi giú tutto quel ben di Dio. La festa della redenzione iniziava la domenica, ma i nostri cuori innocenti erano gia’ in armonia col mondo intero ed in comunione con quello di nostra madre. Oggi, ad ottant’anni, quando i pensieri si incupiscono e l’orizzonte si vela di nuvole corsare che si formano e di disfano con velocitá, e che potrebbero essere foriere di tempesta, in quei momenti, cerco negli anfratti della mente, i miei ricordi da fanciullo, quelli semplici ed innocenti, come quelli descritti per i dolci di Pasqua; come per un prodigio, che solo ai bambini e’ permesso di vedere, quelle stesse nuvole che tendevano al brutto, ora, esse rallentano la corsa, si trasformano in cirri e tendono al rosa; la mente si rasserena e sia pure per pochi minuti, il cielo tende di nuovo al bello. Sento una profonda gratitudine per questa madre con cinque figli da accudire, capace di pianificare giornalmente la giusta quantitá necessaria di tempo per la clientela della bottega, avere la pazienza e le giuste maniere per educarci ad una armonia familiare che ha resistito negli anni; e’ tutto qui, puó essere poco o tanto, dipende dai punti di vista; forse contentarsi di piccole cose, se donate con generoso amore, ne rimane traccia negli anni e rivisitarle di tanto in tanto, ci fara' ancora rivivere momenti indimenticabili.. 

Dante Fantini  

  il 09/04/2007

(Storie e Personaggi di Villa Santa Maria)
Il Maniscalco Gaetano era persona dal fisico robusto, l`abbronzatura del viso si accompagnava ad una severita` dello stesso, braccia possenti, mani ruvide e forti.
A volte, Gaetano mi permetteva di girare il ventilatore della forgia; restavo affascinato nel vedere il mutamento di colori che assumeva il carbone; da nero, con l`ausilio del soffio magico della forgia, esso diventava rosso, poi rosso vivo ed infine bianco, al massimo del calore.
Era un vasto locale quello di Gaetano, buio, con una piccola finestrella in alto, la sola fonte di luce, oltre che l`ingresso.Cosi i ferri violentemente battuti col martello sprizzavano scintille al di sopra dell`incudine, rischiarando la stanza ad ogni battuta.
Io guardavo incantato questo omone maneggiare gli strumenti dall`aspetto sinistro; tenaglie, tronchesi, morse, seghe per metalli, grossi catini di pietra, una volta usati come truogli per maiali. Gaetano infilava in questi recipienti colmi di acqua i metalli incandescenti ed il liquido frigolava in una nuvola di vapore.
Col tempo mi e` capitato di leggere qualche libro di mitologia e mi sono ricordato di Gaetano, come del Dio Vulcano della mia infanzia; il Dio del fuoco Etrusco, ma anche il pedicure degli asini, muli e cavalli; egli tagliava, limava gli zoccoli e vi applicava il ferro rovente ed esso sfrigolava un lezzo di unghia bruciata si alzava verso l`alto come incenzo propiziatorio alla buona riuscita del lavoro. Questa procedura puo` sembrare una crudelta` gratiuta, ma era cosa utile , affinche` la calzatura dell`asino trovasse sede appropriata nello zoccolo bruciando la parte in eccesso di esso, adattando lo zoccolo al ferro.
Ed io, spettatore timoroso, speravo che l`asino non soffrisse e pregavo silente che Gaetano si sbrigasse e togliesse quella scarpa rovente dallo zoccolo del quadrupede, cosi la mia sofferenza e quella dell`asino cessasero al piu`presto.
L`ultima parte del lavoro di Gaetano, era fissare il ferro allo zoccolo con cinque chiodi di alluminio a testa quadrata; il chiodo doveva penetrare per qualche centimetro nello zoccolo ed uscire la parte esterna dello stesso, senza toccare la parte viva, la parte irrorata dell`unghia. La parte sporgente del chiodo veniva tagliata con le tronchesi e la lima smussava il residuo del chiodo. A lavoro terminato il ruvido Gaetano diveniva anche pedicure del mulo con un pennello intinto d`olio minerale esausto, dal colore scuro, spennellava lo zoccolo per rendere lucente la nuova calzatura del mulo. Poi, il quadrupede si avviava verso una nuova giornata di lavoro, preceduto dal proprio padrone con cavezza in mano, mentre Gaetano lanciava il suo ultimo sguardo per valutare il buon incedere del quadrupede e quello curvo del padrone. 

Dante Fantini 

Villa Santa Maria  il 09/07/2007

Le mie vacanze quando ero piccola, le trascorrevo a Roio del Sangro, ospite di mia nonna Pia, vedendo questa foto mi sono ricordata di come era questo paese prima della guerra.le distruzioni viste in questa foto per opera dei tedeschi in ritirata, mi riportano alla mente la forte figura di mia nonna, la quale pur restando vedova in giovane età, e con due figlie piccole da accudire, senza pensione e senza altri proventi , riuscì sostenere la sua famiglia con l’aiuto di un quadrupede , facendo piccoli trasporti locali. Per arrotondare le entrate famigliari faceva la supplente per il trasporto della posta da Roio a Villa Santa Maria.L’aiuto del quadrupede venne a mancare perchè i tedeschi lo requisirono,così mia nonna si ritrovò senza mulo e senza casa, giacchè i tedeschi fecero terra bruciata ... distrussero anche la sua casa. Le mie vacanze estive le trascorrevo in quel delizioso paese. Ricordo il viaggio da Roma a Caianello,in compagnia dei miei genitori e mio fratello Peppe,il viaggio era infinito giacchè,dopo bisognava prendere un altro treno fino a Castel di Sangro,il viaggio non era ancora terminato, bisognava prendere il treno , fino a Villa Santa Maria ,dove ci rifocillavamo al buffet della stazione, mia nonna ci attendeva con il mulo per percorrere il tratto fino a Roio.Questa foto mi rattrista tanto,l’unica cosa visibile che mi riporta ai tempi felici della mia fanciullezza, è la fontana ;ricordo il maniero che penzolava da una catenella, e invitava i passanti a dissetarsi di quell’acqua purissima.Con le mie amiche, Antonina la paparella, mia cugina Maria lu seggiar ,Imma Carrea, andavamo a lavare la piccola biancheria,al lavatoi all’aperto,sulla sinistra della fontana.Le mie vacanze se pur rustiche me le ricordo tra le più belle della mia vita.Per adesso basta , il seguito alla prossima e-mail.Italia Fornari, settembre 2007.



ITALIA FORNARI

il 11/09/2007

57 anni fa nel mese di ottobre presi l'aereo della K.L.M. da Roma per un viaggio che doveva condurmi all'estrema punta dell'Africa, e precisamente nella città dell'oro "Johannesburg". Avevo 21 anni e per la prima volta provai l'emozione di un volo che doveva condurmi da mio marito che lavorava al Carlton Hotel di quella città.La cosa inusuale per quei tempi era sposarsi per procura , cosa che feci senza esitazione ,presa dall'entusiasmo di raggiungere al piu' presto l'uomo che amavo; l'alternativa era un viaggio via mare che avrebbe impiegato 21 giorni;troppi. Cosa importante ,con me e con le stesse esigenze , viaggiava la mia amica Marcella anche lei per raggiungere suo marito Ugo. Il viaggio con il quadrimotore ad elica doveva impiegarci 12 ore; un imprevvisto guasto tecnico al velivolo, ci costrinse ad un atterraggio di emergenza a Brazzaville nel Congo Brazzaville a quei tempi era poco piu' di un grosso villaggio;ci ospitarono per la cena e il pernottamento in un albergo poco distante dall'aereoporto ,nel bel mezzo della jungla, un albergo ad un solo piano , dove si percepiva la presenza di animali selvatici,dal barrito di elefanti,ai guaiti lamentosi di altri animali. Inutile dire che eravamo spaventate trovandoci per la prima volta sole in una situazione imprevista e così distante dall'Italia e dalla nostra mèta. Impossibile comunicare per telefono con i nostri mariti per il ritardo dell'apparecchio, e non sapendo quando saremmo potute arrivare a JHB . La compagnia aerea fu molto efficiente in questo caso ,oltre la sistemazione alberghiera ,col pullman ci condussero nella giungla a vedere un ponte africano sospeso su una voragine dove scorreva un fiume e si potevano scorgere gli ippopotami al pascolo. Io.coraggiosamente mi rifiutai di attraversare questo traballante ponte e rimasi sulla sponda di questo dirupo, la mia amica Marcella , invano mi incoraggiò ad attraversarlo. A cena, ci servirono un buon pasto , che io e Marcella non assaporammo come meritava ; eravamo preoccupate per la sistemazione della camera da letto che ci avevano assegnato , situata al pianoterra. A fine cena ,con il mio stentato inglese ,chiesi alla signora che aveva pranzato al tavolo accanto al nostro,"could you please ,come to sleep with us tonight?" Naturalmente ,il mio inglese non mi consentiva di spiegare che la nostra richiesta era dovuta al timore ,di dover affrontare la notte in quella stanza al pianoterra dove gli animali della giungla erano poco distanti da noi .La risposta di questa signora ,molto probabilmente sudafricana,fu un netto diniego. Un'altra signora ,svedese, che aveva ascoltato la nostra richiesta ,si offrì di farci compagnia,avendo intuito i nostri timori ,considerando la nostra giovane età e intuendo i nostri timori. Il giorno successivo,prima di imbarcarci ,ringraziammo la gentile signora svedese con una stretta di mano e un sorriso dal quale traspariva tutta la nostra felicità;dopo quattro ore di volo,l'aereo inizio' la discesa sul vecchio aeroporto di Johannesburg , Palmifontain.Le colline di sabbia aurifera,risplendevano al sole;era il benvenuto che la città ci inviava,e,Marcella Campedelli e Italia Fornari,incosapevolmente risposero con un sorriso giovanile pieno di fiducia verso il nuovo paese che ci accoglieva. Questo racconto ,è come se fosse stato scritto a quattro mani; le emozioni,i timori,la gioia che abbiamo condiviso le abbiamo rivissute innumerevoli volte,in oltre mezzo secolo di affettuosa amicizia. Paolo,Claudio,Fabio e Daniela,sono stati i frutti di quel matrimonio celebrato per procura e concretizzatosi in quattro bravi "uagliune". E' tutto per questa volta; un saluto a tutti i miei conoscenti da Italia Fornari Questo semplice racconto è stato possibile scriverlo grazie ad Ugo di Cicco, Dante Fantini, Marcella Campedelli ed Italia Fornari!.

Italia Fornari 

il 03/02/2008


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