Presepe 2014

Il presepe di quest'anno ruota attorno al simbolo della porta che rappresenta il cuore dell'umanità dinanzi al Cristo che bussa.


                                                         «Ecco, io sto alla porta e busso: se       «lo sono la porta. Chi per me

                                                             uno sente la mia voce e mi apre, io       passerà; entrerà, uscirà e troverà

                                                         entrerò da lui e cenerò con lui ed       pascoli» (Gv. 10,9)

                                               egli con me» (Ap. 3, 20


Aprire il cuore a Cristo è aprirlo ai volti non solo del bambino Gesù, di Maria sua madre e di Giuseppe suo padre di adozione; ma anche a tutti i volti che incontriamo giorno per giorno e che chiedono di essere amati e accolti e da cui riceviamo tanta fraternità.

La porta è anche Gesù stesso che conduce gli uomini a incontrarsi fra loro e con Dio tramite la Chiesa: sostegno e punto di unione per chi desidera amare riconoscendo di essere amato per primo da Dio stesso.

L'augurio è che ognuno possa mantenere sempre aperta la porta del proprio cuore a Cristo e agli altri assaporando la gioia di donarsi. Buon Natale a tutti.

 

 

 




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Presepe 2013

Il presepe di quest'anno ripropone quegli aspetti fondamentali della vita cristiana che si chiamano virtù: fede, speranza e carità. In modo particolare si è voluto evidenziare la seconda perchè in un mondo in cui si percepisce tanta disperazione e senso di angoscia c'è bisogno di speranza: di quella luce giovane e bella che rende forti e capaci di proiettarsi verso il futuro senza paure.


   La fede è rappresentata dall'arcobaleno che ricorda l'alleanza, il rapporto di fiducia che Dio ha voluto stabilire con gli uomini e le donne di tutta la terra. La carità è rappresentata dalle mani da cui parte l'arcobaleno che sono segno di solidarietà e di una esistenza fatta di dono. La speranza è la luce della stella che illumina le tante notti dell'anima e di quelle situazioni in cui a ognuno sembra di essere abbandonati: la giovane luce bambina di cui parla il poeta francese Peguy e che illumina i gesti di fiducia e solidarietà.

    Questi tre aspetti vitali sono unificati nella figura di Gesù bambino: apice della fede, esistenza fatta carità vivente e giovane e calda luce di speranza che rende forti e coraggiosi... pronti ed amare, ad assaporare gioia e a donarla agli altri.

Buon Natale a tutti.

 

 

PORTICO DEL MISTERO DELLA SECONDA VIRTU'

 

La fede non mi stupisce, non è stupefacente
Risplendo talmente nella mia creazione.
Nel sole e nella luna e nelle stelle.
In tutte le mie creature....

La carità va da sé. Per amare il prossimo c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E' il primo movimento del cuore. E' il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella....

Per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbbe tapparsi gli occhi e gli orecchi. A tante grida di desolazione...

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce. Me stesso. Questo è stupefacente.

Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina.
Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia della nostra grazia. E io stesso ne sono stupito.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.

E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.

Perchè le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature.
Della razza degli uomini.
La fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.

La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell'anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.

Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.

Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell'Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.

Una fiamma bucherà delle tenebre eterne...

La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si nota neanche...

E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle grandi.
La prima e l'ultima.

E non vede quasi quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina. Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per mano.
In mezzo. Tra loro due.
Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono invece
Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla.
Se non due donne più anziane.
Due donne di una certa età. Sciupate dalla vita.

E' lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perchè la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.

Dio ci ha fatto speranza. Ha cominciato. Ha sperato che l'ultimo dei peccatori,
che il più infimo dei peccatori lavoresse almeno un pò alla sua salvezza,
sia pure poco,
poveramente, che se ne sarebbe occupato un pò.
Lui ha sperato in noi, sarà detto che noi non spereremo in lui?
Dio ha posto la sua speranza, la sua povera speranza in ognuno di noi,
nel più infimo dei peccatori.
Sarà detto che noi infimi, che noi peccatori, saremo noi che non porremo la nostra speranza in lui?

Dio ci ha affidato suo figlio, ahimè, ahimè.
Dio ci ha affidato la nostra salvezza, la cura della nostra salvezza.
Ha fatto dipendere da noi e suo Figlio e la nostra salvezza, e anche la sua speranza stessa;
e noi non riporremo la nostra speranza in lui.

Mistero dei misteri, che riguarda i misteri stessi.
Egli ha messo nelle nostre mani, nelle nostre deboli mani,
la sua speranza eterna, nelle nostre mani passeggere.
Nelle nostre mani peccatrici.
E noi, noi peccatori, non metteremo la nostra debole speranza nelle sue mani eterne?

Qual è questa virtù, questo segreto, che cosa occorre dunque che ci sia di così straordinario.
Nella penitenza, perchè questo peccatore, perchè uno valga cento, o insomma novantanove,
(Per contar giusto),
Perchè questo peccatore valga altrettanto,
Perchè questo peccatore, questo solo peccatore che fa penitenza valga altrettanto, rallegri,
susciti tanta gioia nel cielo quanto novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza?
E perchè questa pecorella smarrita dia tanta gioia al pastore, al buon pastore,
che egli lascia nel deserto, in deserto, in un luogo abbandonato, le novantanove che non s'erano smarrite?
In cosa, qual è dunque questo mistero,
In cosa uno può valere novantanove?
Non siamo tutti figli di Dio. Ugualmente allo stesso modo?
In cosa, come, perchè una pecora vale novantanove pecore.

Bambina, bambina, lo sai, di che si tratta. E' giusto?
E' che era perita; e che è stata trovata.

E' che era morta ; e che è rivissuta.
E' che era morta; e che è risuscitata.


Perchè bisogna prendere tutto alla lettera, bambina,
Letteralmente come Gesù era morto ed è risorto di tra i morti, così quella pecora era perduta,
così quella pecora era morta, così quell'anima era morta e dalla sua propria morte è risorta di tra i morti.

Essa ha fatto tremare il cuore stesso di Dio.
Del tremore del timore e del tremore della speranza.
Del tremore stesso della paura.
Del tremore di un'inquietudine mortale.
E in seguito, e così, e anche di ciò che è legato al timore,
alla paura, all'inquietudine con un legame che non si può slegare,
con un legame che non si può sfare,
Temporale, eterno, con un vincolo che non si può sfare
Ha fatto tremare il cuore di Dio
Del tremore stesso della speranza
Ha introdotto nel cuore stesso di Dio le teologale
Speranza.

Perchè tutto gli altri Dio li ama in amore.
Ma quella pecora Gesù l'ha amata anche in speranza.

Bisogna prendere tutto alla lettera, bambina. Dio ha sperato,
Dio ha atteso da Lui.
Dio, che è tutto, ha avuto qualcosa da sperare, da Lui, da quel peccatore.
Da quel nulla. Da noi. E' stato messo, a questo punto, si è messo a questo punto,
in questa condizione da aver da sperare, da attendere da quel miserabile peccatore.

Tale è la forza di vita della speranza, bambina,
La forza di vita, la promessa, la vita, la forza di vita e di promessa che sgorga nel cuore della speranza...

Singolare virtù della speranza, singolare mistero, questa non è una virtù come le altre,
è una virtù contro le altre.
Prende in contropiede tutte le altre, S'addossa per così dire alle altre, a tutte le altre.
Le supera per così dire,  va contro corrente.
Risale la corrente delle altre.
Non è una schiava,questa bambina è irriducibile.
Lei replia per così dire alle sue sorelle; a tutte le virtù, a tutti i misteri.
Quando loro scendono lei sale, (è molto ben fatto,)
Quando tutto scende solo lei risale e così le doppia, le decuplica, le allarga all'infinito.

Spaventosa libertà dell'uomo.
Noi possiamo far fallire tutto.
Noi possiamo essere assenti.
Non esser li il giorno che veniamo chiamati.
Possiamo non rispondere alla chiamata
(Eccetto che nella vallata del Giudizio)
Spaventoso favore.
Possiamo mancare a Dio.
Ecco il caso in cui s'è messo,
Il bruto caso.
S'è messo nel caso di aver bisogno di noi.
Che imprudenza. Che fiducia.

Ben posta, mal posta, questo dipende da noi.
Che speranza, che testardagine, che partito preso, che forza incurabile di speranza.
In noi.
Che spoliazione, di sè, del suo potere.
Che imprudenza.
Che mancanza di previsione, di previdenza.
Di provvidenza di Dio.
Noi possiamo far difetto.
Noi possiamo venir meno.
Noi possiamo non esserci.
Spaventoso favore, spaventosa grazia.
Colui che tutto si rivolge a colui che non può far nulla.
Colui che fa tutto ha bisogno di colui che non fa nulla.
E come noi suoniamo a distesa la nostra Pasqua.
A gran distesa, nelle nostre povere , nelle nostre trionfanti chiese,
nel sole e il bel tempo del giorno di Pasqua, così Dio per ogni anima che si salva
suona a gran distesa una Pasqua eterna.
E dice: Ah, non m'ero sbagliato.
Avevo ragione d'aver fiducia in quel ragazzo.
Era una buona natura. Era di buona razza.
Figlio di una buona madre, Era un francese.
Ho avuto ragione di dargli fiducia.

Ugualmente i bambini. Quando andate a fare una spesa con i vostri bambini una commissione
O quando andate alla messa o ai vespri con i vostri bambini
O alla benedizione
O tra la messa e i vespri quando andate a passeggio con i vostri bambini

Loro vi trottano davanti come cagnolini. Vanno avanti, tornano indietro.
Vanno, vengono, Si divertono. Saltano, Fanno venti volte il tragitto.
E' perchè in effetti non vanno da nessuna parte.
A loro non interessa andare da qualcheo parte.
Non vanno da nessuna parte .
Sono le persone grandi che vanno da qualche parte
Le persone grandi, la Fede, La Carità.
Sono i genitori che vanno da qualche parte.
Alla messa, ai vespri, alla benedizione.
Al fiume, nella foresta, Ai campi, nel bosco, al lavoro.
Che si sforzano, che si agitano per andare da qualche parte
O anche che vanno a passeggio da qualche parte.
Ma i bambini quello che li interessa è solo fare la strada.
Andare e venire e saltare. Consumare la strada con le loro gambe.
Non averne mai abbastanza, E sentir crescere le loro gambe.
Loro bevono la via. Hanno sete della via.
Non ne hanno mai abbastanza. Sono più forti della via. Sono più forti della fatica.
Non ne hanno mai abbastanza (Così è la speranza).
Corrono più in fretta della via.
Loro non vanno non corrono per arrivare. Loro arrivano per correre.
Arrivano per andare. Così è la speranza.
Non risparmiano i passi. Non ne verrebbe loro neanche l'idea.
Di risparmiare alcunchè.
Sono le persone grandi che risparmiano.
Ahimè sono ben obbligate. Ma la bambina Speranza
Non risparmia mai nulla.

                                                                           Charles Peguy


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Presepe 2012

Il presepe di quest'anno è dedicato a quegli aspetti fondamentali della vita cristiana che si chiamano virtù: fede, speranza e carità. In modo particolare si è voluto evidenziare la seconda perchè in un mondo in cui si percepisce tanta disperazione e senso di angoscia c'è bisogno di speranza: di quella luce giovane e bella che rende forti e capaci di proiettarsi verso il futuro senza paure.


   La fede è rappresentata dall'arcobaleno che ricorda l'alleanza, il rapporto di fiducia che Dio ha voluto stabilire con gli uomini e le donne di tutta la terra. La carità è rappresentata dalle mani da cui parte l'arcobaleno che sono segno di solidarietà e di una esistenza fatta di dono. La speranza è la luce della stella che illumina le tante notti dell'anima e di quelle situazioni in cui a ognuno sembra di essere abbandonati: la giovane luce bambina di cui parla il poeta francese Peguy e che illumina i gesti di fiducia e solidarietà.

    Questi tre aspetti vitali sono unificati nella figura di Gesù bambino: apice della fede, esistenza fatta carità vivente e giovane e calda luce di speranza che rende forti e coraggiosi... pronti ed amare, ad assaporare gioia e a donarla agli altri.

Buon Natale a tutti.

 

 

PORTICO DEL MISTERO DELLA SECONDA VIRTU'

 

La fede non mi stupisce, non è stupefacente
Risplendo talmente nella mia creazione.
Nel sole e nella luna e nelle stelle.
In tutte le mie creature....

La carità va da sé. Per amare il prossimo c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E' il primo movimento del cuore. E' il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella....

Per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbbe tapparsi gli occhi e gli orecchi. A tante grida di desolazione...

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce. Me stesso. Questo è stupefacente.

Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano che andrà meglio domattina.
Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia della nostra grazia. E io stesso ne sono stupito.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.

E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.

Perchè le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature.
Della razza degli uomini.
La fede è una Sposa fedele.
La Carità è una Madre.

La Speranza è una bambina da nulla.
Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell'anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.

Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.

Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell'Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.

Una fiamma bucherà delle tenebre eterne...

La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi e non si nota neanche...

E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione che alle due sorelle grandi.
La prima e l'ultima.

E non vede quasi quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina. Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per mano.
In mezzo. Tra loro due.
Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono invece
Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla.
Se non due donne più anziane.
Due donne di una certa età. Sciupate dalla vita.

E' lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perchè la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.

Dio ci ha fatto speranza. Ha cominciato. Ha sperato che l'ultimo dei peccatori,
che il più infimo dei peccatori lavoresse almeno un pò alla sua salvezza,
sia pure poco,
poveramente, che se ne sarebbe occupato un pò.
Lui ha sperato in noi, sarà detto che noi non spereremo in lui?
Dio ha posto la sua speranza, la sua povera speranza in ognuno di noi,
nel più infimo dei peccatori.
Sarà detto che noi infimi, che noi peccatori, saremo noi che non porremo la nostra speranza in lui?

Dio ci ha affidato suo figlio, ahimè, ahimè.
Dio ci ha affidato la nostra salvezza, la cura della nostra salvezza.
Ha fatto dipendere da noi e suo Figlio e la nostra salvezza, e anche la sua speranza stessa;
e noi non riporremo la nostra speranza in lui.

Mistero dei misteri, che riguarda i misteri stessi.
Egli ha messo nelle nostre mani, nelle nostre deboli mani,
la sua speranza eterna, nelle nostre mani passeggere.
Nelle nostre mani peccatrici.
E noi, noi peccatori, non metteremo la nostra debole speranza nelle sue mani eterne?

Qual è questa virtù, questo segreto, che cosa occorre dunque che ci sia di così straordinario.
Nella penitenza, perchè questo peccatore, perchè uno valga cento, o insomma novantanove,
(Per contar giusto),
Perchè questo peccatore valga altrettanto,
Perchè questo peccatore, questo solo peccatore che fa penitenza valga altrettanto, rallegri,
susciti tanta gioia nel cielo quanto novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza?
E perchè questa pecorella smarrita dia tanta gioia al pastore, al buon pastore,
che egli lascia nel deserto, in deserto, in un luogo abbandonato, le novantanove che non s'erano smarrite?
In cosa, qual è dunque questo mistero,
In cosa uno può valere novantanove?
Non siamo tutti figli di Dio. Ugualmente allo stesso modo?
In cosa, come, perchè una pecora vale novantanove pecore.

Bambina, bambina, lo sai, di che si tratta. E' giusto?
E' che era perita; e che è stata trovata.

E' che era morta ; e che è rivissuta.
E' che era morta; e che è risuscitata.


Perchè bisogna prendere tutto alla lettera, bambina,
Letteralmente come Gesù era morto ed è risorto di tra i morti, così quella pecora era perduta,
così quella pecora era morta, così quell'anima era morta e dalla sua propria morte è risorta di tra i morti.

Essa ha fatto tremare il cuore stesso di Dio.
Del tremore del timore e del tremore della speranza.
Del tremore stesso della paura.
Del tremore di un'inquietudine mortale.
E in seguito, e così, e anche di ciò che è legato al timore,
alla paura, all'inquietudine con un legame che non si può slegare,
con un legame che non si può sfare,
Temporale, eterno, con un vincolo che non si può sfare
Ha fatto tremare il cuore di Dio
Del tremore stesso della speranza
Ha introdotto nel cuore stesso di Dio le teologale
Speranza.

Perchè tutto gli altri Dio li ama in amore.
Ma quella pecora Gesù l'ha amata anche in speranza.

Bisogna prendere tutto alla lettera, bambina. Dio ha sperato,
Dio ha atteso da Lui.
Dio, che è tutto, ha avuto qualcosa da sperare, da Lui, da quel peccatore.
Da quel nulla. Da noi. E' stato messo, a questo punto, si è messo a questo punto,
in questa condizione da aver da sperare, da attendere da quel miserabile peccatore.

Tale è la forza di vita della speranza, bambina,
La forza di vita, la promessa, la vita, la forza di vita e di promessa che sgorga nel cuore della speranza...

Singolare virtù della speranza, singolare mistero, questa non è una virtù come le altre,
è una virtù contro le altre.
Prende in contropiede tutte le altre, S'addossa per così dire alle altre, a tutte le altre.
Le supera per così dire,  va contro corrente.
Risale la corrente delle altre.
Non è una schiava,questa bambina è irriducibile.
Lei replia per così dire alle sue sorelle; a tutte le virtù, a tutti i misteri.
Quando loro scendono lei sale, (è molto ben fatto,)
Quando tutto scende solo lei risale e così le doppia, le decuplica, le allarga all'infinito.

Spaventosa libertà dell'uomo.
Noi possiamo far fallire tutto.
Noi possiamo essere assenti.
Non esser li il giorno che veniamo chiamati.
Possiamo non rispondere alla chiamata
(Eccetto che nella vallata del Giudizio)
Spaventoso favore.
Possiamo mancare a Dio.
Ecco il caso in cui s'è messo,
Il bruto caso.
S'è messo nel caso di aver bisogno di noi.
Che imprudenza. Che fiducia.

Ben posta, mal posta, questo dipende da noi.
Che speranza, che testardagine, che partito preso, che forza incurabile di speranza.
In noi.
Che spoliazione, di sè, del suo potere.
Che imprudenza.
Che mancanza di previsione, di previdenza.
Di provvidenza di Dio.
Noi possiamo far difetto.
Noi possiamo venir meno.
Noi possiamo non esserci.
Spaventoso favore, spaventosa grazia.
Colui che tutto si rivolge a colui che non può far nulla.
Colui che fa tutto ha bisogno di colui che non fa nulla.
E come noi suoniamo a distesa la nostra Pasqua.
A gran distesa, nelle nostre povere , nelle nostre trionfanti chiese,
nel sole e il bel tempo del giorno di Pasqua, così Dio per ogni anima che si salva
suona a gran distesa una Pasqua eterna.
E dice: Ah, non m'ero sbagliato.
Avevo ragione d'aver fiducia in quel ragazzo.
Era una buona natura. Era di buona razza.
Figlio di una buona madre, Era un francese.
Ho avuto ragione di dargli fiducia.

Ugualmente i bambini. Quando andate a fare una spesa con i vostri bambini una commissione
O quando andate alla messa o ai vespri con i vostri bambini
O alla benedizione
O tra la messa e i vespri quando andate a passeggio con i vostri bambini

Loro vi trottano davanti come cagnolini. Vanno avanti, tornano indietro.
Vanno, vengono, Si divertono. Saltano, Fanno venti volte il tragitto.
E' perchè in effetti non vanno da nessuna parte.
A loro non interessa andare da qualcheo parte.
Non vanno da nessuna parte .
Sono le persone grandi che vanno da qualche parte
Le persone grandi, la Fede, La Carità.
Sono i genitori che vanno da qualche parte.
Alla messa, ai vespri, alla benedizione.
Al fiume, nella foresta, Ai campi, nel bosco, al lavoro.
Che si sforzano, che si agitano per andare da qualche parte
O anche che vanno a passeggio da qualche parte.
Ma i bambini quello che li interessa è solo fare la strada.
Andare e venire e saltare. Consumare la strada con le loro gambe.
Non averne mai abbastanza, E sentir crescere le loro gambe.
Loro bevono la via. Hanno sete della via.
Non ne hanno mai abbastanza. Sono più forti della via. Sono più forti della fatica.
Non ne hanno mai abbastanza (Così è la speranza).
Corrono più in fretta della via.
Loro non vanno non corrono per arrivare. Loro arrivano per correre.
Arrivano per andare. Così è la speranza.
Non risparmiano i passi. Non ne verrebbe loro neanche l'idea.
Di risparmiare alcunchè.
Sono le persone grandi che risparmiano.
Ahimè sono ben obbligate. Ma la bambina Speranza
Non risparmia mai nulla.

                                                                           Charles Peguy


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Presepe 2011

Il Dio che si fa carne penetra dai cieli nel cuore della terra e dell'umanità diventando il compagno del viaggio di ogni uomo. Cristo è il cuore che pulsa di un amore immenso, di un amore capace della grandezza del perdono e del dono di sé fino alla morte. Ascoltare le profondità


della vitasignifica ascoltare le profondità di questo amore infinito pronto a sorreggerci sopratuttoquando il male ferisce e lascia come perdere il senso della speranza. L'invito è quello di ascoltare il battito e il ritmo di questa fraternità divina per divenire sempre più persone che sanno amare. Buon Natale

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Presepe 2010

L'unione con Cristo, il Figlio, l'Amato, suscita un nuovo rapporto fra l'uomo e il creato, caratterizzato non più dall'antagonismo e dal dominio, come quello prodotto dal peccato, ma dal rispetto e dall'accoglienza verso tutto ciò che esiste. (..)


Chi segue Gesù impara da Lui a rispettare i gigli del campo e a vivere in comunione con tutto ciò che esiste.

(Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti)

 

Il presepe di quest'anno è dedicato alla questione del rispetto della natura e dell'ambiente in cui viviamo: la fede cristiana, nel ricevere l'amore da Dio e nell'esprimere e il lasciarsi ispirare da tale amore, coinvolge non solo il rapporto con le altre persone ma anche il mondo in cui si vive.

L'importanza dell'educazione a questo è sottolineata dalla scuola come luogo dove si inizia ad insegnare sia il rispetto degli altri, sia del luogo fisico in cui si vive.

L'albero sotto il quale nasce Gesù rappresenta non solo la vita col suo felice rigoglio, ma sta a significare anche l'adombramento della croce (l'albero della croce) che si staglia fin dall'inizio della esistenza del Cristo. Così da una parte vi è il peccato che a livello di ambiente è rappresentato dal degrado della spazzatura; e dall'altra vi è l'amore come dono di sé che ispira alla costruzione di un mondo pulito: a livello fisico e a livello morale.

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Presepe 2009

Il presepe di quest'anno vede nascere Gesù su una barella in quando è dedicato agli ammalati e a tutti quelli colpiti da sofferenze fisiche come la vecchiaia (rappresentata dalla persona anziana e dalla casa di riposo),


dalle sofferenze inflitte dalla guerra (rappresentate da un soldato ferito e che ha sullo sfondo i carri armati), da una persona invalida e da un terremoto (che ha sullo sfondo il paesaggio di desolazione che lascia un sisma di proporzioni gravi come quello dell' Aquila). E' in mezzo a tutte queste sofferenze che nasce Gesù con la sua speranza infinita e divina: ciò di cui abbiamo bisogno di fronte allo scoraggiamento che prende la vita quando si pensa ad un futuro incerto e oscuro. Che la luce di un amore grande e infinito come quello di Cristo possa raggiungerci sempre più e illuminare tutte le persone del mondo. Auguri di buon Natale a tutti.

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Presepe 2007

L'ispirazione del presepe di quest'anno è venuta pensando a tutti i lavoratori roiesi (di ieri e di oggi) che sono partiti dal paese per andare in altre nazioni o regioni d'Italia è un modo per ricordare le loro sofferenze. te loro fatiche e l'amore che li ha sostenuti nel sacrificio per la propria famiglia.


Assieme a questi roiesi il pensiero va a tutto il Mondo dei lavoratori con l'augurio che Gesù nasca e continui a nascere nella risposta concreta alle aspettative di rispetto e giustizia contro lo sfruttamento e il precariato ricordati dal Papa nel suo messaggio del 19 ottobre 2007 in occasione del centenario della prima settimana sociale dei cattolici italiani.
Auguri di Buon Natale a tutti.

La Chiesa (...) se da una parte riconosce di non essere un agente politico, dall'altra non può esimersi dall'interessarsi del bene dell'intera comunità civile. in cui vive ed opera, e ad essa offre il suo peculiare contributo formando nelle classi politiche e imprenditoriali un genuino spirito di verità e di onestà, volto alla ricerca del bene comune e non del profitto personale.
(dal messaggio di Benedetto XVI per il centenario della prima settimana sociale dei cattolici italiani, 19.10.2007) 

La cronaca quotidiana mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente il suo futuro. (...) Quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso.
I cattolici italiani sappiano cogliere con consapevolezza la grande opportunità che offrono queste sfide e reagiscano non con un rinunciatario ripiegamento su se stessi, ma, al contrario, con un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci dí contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia.
Dal messaggio di Benedetto XVI per il centenario della prima settimana sociale dei cattolici italiani, 19.10.2007)


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Presepe 2006

Il Natale è sempre stata l'occasione per ricordare che ogni uomo o donna incontrati, sono fratelli: dagli immigrati che approdano sulle coste d'Europa alla ricerca di una speranza, agli ebrei, ai musulmani e a chi professa altre religioni. Ricordando il suo recente viaggio in Turchia,


durante l'udienza del mercoledì 6 dicembre 2006, il papa Benedetto XVI ha detto:La divina Provvidenza mi ha concesso di compiere un gesto inizialmente non previsto e che si è rivelato assai significativo: la visita alla celebre Moschea blu di Istambul. Sostando qualche minuto in raccoglimento in quel luogo di preghiera, mi sono rivolto all'unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell'intera umanità. Possano tutti i credenti riconoscersi sue creature e dare testimonianza di vera fraternità . Facciamo nostro questo augurio e desiderio di fraternità che spinge ad acogliere tutti in modo concreto e autentico rompendo ogni meschino egoismo per instaurare in noi e nella società, una vera ansia di giustizia e amore. Buon Natale a tutti.

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Presepe 2005

Gesù è nato,più di 2000 anni fa, in una stalla: uno dei luoghi frequentato dai poveri, da quelli che vivevano al margine della società ebraica. Non si può pensare che se nascesse oggi sceglierebbe uno dei barconi degli immigrati? Oppure una cittadina terremotata del Pakistan? O un ospedale... là dove si riversano e si incontrano sofferenze di ogni tipo?


Benedetto XVI ha detto che il vero regalo per il Natale è l'amore... quello disinteressato, quello che non chiede il tornaconto, quello che sa esprimere solidarietà nei confronti di qualsiasi essere umano.

La piccola sorella Megdeleine diceva: << Nessuna razza, nessun popolo, nessun essere umano deve essere escluso dal tuo amore, sia quelli delle terre più lontane che quelli degli ambienti più ostili e meno accessibili >>.

Facciamo nostre queste due benefiche provocazioni trasformandole in gesti di fraternità...di amore concreto.

Buon Natale.

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Presepe 2004

Il presepe di questo Natale 2004 desidera ricordare il fatto che quest’anno è stata la regione Abruzzo a consegnare l’olio della lampada che arde dinanzi alla tomba di S. Francesco ad Assisi. Il presepe è rappresentazione della nascita di Cristo e di quanto hanno fatto per l’umanità

Lui e i suoi seguaci ispirati dal suo messaggio. Qui si è tentato di rappresentare il ricordo della nascita di Gesù bambino assieme alla nascita in Cristo (nella fede ) di S. Francesco unendo i pastori che vanno verso Cristo al Santo di Assisi che altrettanto ha fatto attraverso vari episodi della sua vita.

La prima scena è quella della scelta della povertà da parte di S. Francesco dinanzi al vescovo della città: il gesto fisico e simbolico è stato quello dell’abbandono degli abiti e del prendere il “sacco” della penitenza. Vuole ricordarci l’attaccamento a ciò che vale davvero nella vita: una vita fatta d’amore spesa per gli altri     con  grande spiritosi di libertà,senza paure ed egoismi.

 La seconda scena è quella della foresta. Questo è posto famoso perché qui il santo compose il bellissimo Cantico di frate Sole: un modo di concepire il rapporto con la natura rispetto e amorevole che oggi, con lo sfascio dell’ambiente provocato dall’inquinamento, dovremmo ricordare con attenzione. La scena centrale (dove c’è la capanna fatta di pietre) rappresenta I'Averna La capanna è stata fatta qui perché in quel posto S. Francesco ha ricevuto il dono delle stimmate in un un periodo davvero difficile della sua vita.

Sull’Averna dunque, il santo si e unito a Cristo ancora più fortemente e Dio attende ognuno di noi sul monte spirituale delle Beatitudini vissute per donarci la stessa felicità che pervase l'esistenza di S. Francesco. La scena successiva rappresenta il viaggio che S. Francesco fece per incontrare il temibile Saladino capo dei musulmani dell'epoca. Il fine era quello di evitare la guerra tra cristiani e islamici per il sepolcro di Gerusalemme. La visita. anche se non ottenne l'esito sperato perché vi fù la guerra. un frutto lo diede: da quel momento i francescani divennero l'unica presenza cristiana ammessa nel mondo islamico. Questo episodio sta a ricordarci il dovere di lottare per la pace sempre e comunque e con la speranza che sostenne il santo nel suo viaggio. L'ultima scena rappresenta il famoso episodio del Lupo di Gubbio. Questi non era un animale ma era un famoso brigante che S. Francesco riuscì a convertire alla vita del Vangelo. Anche noi dobbiamo sforzarci di convertire sempre di più la nostra vita verso Cristo e ad avere la stessa speranza francescana che ogni uomo possa cambiare in meglio la sua esistenza tornando ad amare così come ci ha insegnato il Dio fatto uomo. Santo Francesco, spinto dal zelo della fede di Cristo e dal desiderio, del martirio, andò una olia oltremare con dodici suoi compagni santissimi. decisi ad andare dal sultano di Babilonia (...) E quando fui davanti a lui. Santo Francesco. Ammaestrato dallo Spirito Santo. Predicò così divinamente della fede di Cristo, e disse che per quella fede essi sarebbero stati disposti ad entrare nel fuoco. (...) I ) Da quel punto, in poi il sultano lo udiva volentieri, e lo pregò che tornasse spesse volte da lui, concedendo liberamente a Lui e ai suoi compagni di poter predicare ovunque piacesse loro. I diede loro, un lasciapassare, per il quale non potessero essere offesi da persona. Avuta dunque questa licenza così libera, santo Francesco mando quei suoi eletti compagni. a due a due, in diverse parti dei Saraceni a predicare la lede di Cristo. (Fioretti di san Francesco, capitolo 24)  Dal discorso di san Francesco al lupo di Gubbio: <  (Fioretti di san Francesco, capitolo  21) 

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