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Ciao, sono NIcolino Cese e mi occupo della manutenzione di questo sito.

Oggetti rintracciati a Roio

Ordine con il quale il Generale H.M. Wilson comunica alle truppe italiane l'armistizio.


 

(ci è stato dato da Michelino Perella)

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Medaglia rilasciata a Nicola Coletta (Bandist') per le famiglie più numerose



Sacco di aiuti gettato su Roio dagli americani durante l'ultima guerra.

(conservato dalla famiglia Perella)

 

 

Libretto di canzoni militari

(conservato dalla famiglia Perella)



Monumento ai caduti

L'amara storia del "Sangrillà"

La storia dell’Hotel Sangrilà con i suoi sette piani, le sue grandi sale, i suoi servizi, compresa la sala da ballo, è la storia di un sogno mai realizzato di Roio. Quello di trasformare in turisti ospiti di un grande centro di accoglienza le bellezze del territorio. L'albergo ristorante sorse negli anni sessanta, grazie ad una iniziativa dell'ing. Filippo Di Carlo. Inizialmente la sua modernità, le sue attrezzature (American bar, roof garden, sale da ballo e da convegni, stanze dotate di ottimi servizi ) attirarono molta gente in paese. L'iniziativa sembrava decollare. Poi la crisi. Cambi di gestione e degrado progressivo, fino alla malinconica chiusura. Si parla ora di ristrutturazione, di impresa da riproporre. Dipenderà molto dagli sviluppi dei discorsi che riguardano tutti i paesi del circondario. Se si sarà capaci di dare forza alle possibilità turistiche ci potrà ancora essere spazio per l'Hotel Sangrilà, altrimenti resterà un ingombrante monumento, una sorta di inutile grattacielo nel paese, a testimoniare sogni e speranze.purtroppo miseramente falliti. Ma nessuno, ovviamente, augura questo finale. Dopo una decisione presa dagli abitanti di Roio e in particolare dagli anziani che avevano perso il loro ritrovo (il bar di Ernani recentemente chiuso) all'interno dell'hotel una parte del pian terreno è stata dedicata al nuovo bar Camelot.

Menù e listino prezzi del 1968

La Croce

Era situata dove  adesso  sorge l'asilo comunale. Vicino esisteva un cimitero con crici e targhe in ricordo dei caduti della guerra del 1915/18.





Documenti Antichi

CARTA DOTALE STILATA A ROIO L' 11/10/1840



Pagine relative. ad un vecchio documento "Dotale" stipulato a Roio l' 11 Ottobre 1840,    riguarda un contratto di quegli anni quando alle donne che andavano a nozze venivano date in dote tutta una serie di oggetti e beni di vario genere - Per questi veniva fatto un regolare contratto, firmato per accettazione dagli sposi e controfirmato dai testimoni.Nel documento in esame sono riportati anche i doni in denaro dei parenti.Probabilmente con questo contratto, la sposa rinunciava ad ogni futura pretesa sulla eredità che gli spettava  a favore del primogenito maschio.

 

Compravendita




L'anno mille ottocentoquarantacinque il giorno sei febbraro in Rojo.
Dichiaro io qui sottoscritta, autorizzata da mio marito che anche si sottoscrive, vendere ed alienare come di fatti al mio paesano Ferdinando Ramondelli un fondo di mia proprietà avuto per dote dal mio Genitore, per la somma di ducati ventiquattro.Detto fondo dell'estensione di tomoli due, sito in contrada detta colle della salza, confinato da Carmine fu Gaetano Di Carlo, e Francesco Colacurto, e dagli eredi del fu Giuseppe Pellegrino. Il contributo fondiario resta a carico dell'acquirente Ramondelli che comincerà a pagare in Agosto epoca in cui il sopradetto fondo sarà stato raccolto ed epoca in cui potrà leggittimamente mettersi in possesso. Mi obbligo pure che ove il Ramondelli venisse turbato dal pacifico possesso, possa il medesimo rivolgere i suoi diritti e ragioni sopra altro mio fondo, sempre però per il valore suddetto di ducati ventiquattro. Dichiaro in fine di avermi ricevuta la cennata somma di ducati ventiquattro in tanta moneta di argento,  rifaciendo la presente scrittura rogata di mia propria mano, che io e mio marito per l'autorizzazione abbiamo sottoscritta.

 

 

Atto redatto in data 4 maggio 1836

Notare il timbro in rilievo del " Regno delle Due Sicilie"



La Vasca di San Filippo

In un’ansa del fiume Paganello, sepolta dalla vegetazione è possibile visionare ancora oggi, una profonda vasca realizzata a scalpello sulla sommità di una grande roccia, detta "vasca di San Filippo", dove i Roiesi mettevano offerte votive.

Il retaggio di questo manufatto rimanda ad antichi culti pagani e la realizzazione dell’incavo della vasca doveva corrispondere ad una misura, ad una quantità stabilita.

 

Il merito della riscoperta di questo manufatto è da attribuire a Peppe Coletta, che spesso ne parlava al nipote Alessio.

Venne localizzata una mattina dell'agosto 2001 dopo varie ricerche tra la folta vegetazione .


 

Nelle foto: Enzo, Nicolino e Ugo durante una ricognizione avvenuta nell'agosto

2006 rimuovono parte della vegetazione che ricopre la vasca.

La vasca risulta inclinata all'incirca di un 25% in quanto la roccia

sulla quale è stata incavata si è spezzata in due.

Di fianco alla vasca principale sembrerebbe incavata una seconda vasca di dimensioni inferiori

Il Dramma Dello Spopolamento

Il  dramma  che  colpisce  Roio  del  Sangro  è  quello  di   tutti  i  paesi  di  montagna  di  questa  parte  d'Abruzzo:  lo    spopolamento. Non Solo i cuochi,  sparsi per esercitare il loro lavoro in tutto il mondo,  hanno  lasciato Roio ma anche    molti che sono stati costretti a partire per trovare occasioni di lavoro.  Ad inizio secolo gli abitanti  di  Roio erano 1.250. Poi è stato un progressivo ed inesorabile calo: 1014 nel 1921, 678 nel 195I. Nel 1971 la cifra era ancora scesa a 556, per    giungere ai  321  abitanti  registrati nel 1981 ' , di  cui appena  81 a rappresentare la popolazione attiva.  Oggi  a  risiedere    effettivamente  nel  paese  sono  poco  più  di  cento persone.  Una situazione drammatica resa evidente da una battuta. "Abbiamo difficoltà per raggiungere il numero sufficiente a organizzare una  partita a carte"  Unico dato  confortante  è    che in estate la popolazione supera le 800 unità.

LE CIFRE DEL DRAMMA

ANNO: 1447   FUOCHI               65          ANIME    325
             1669   FUOCHI               83          ANIME     415           
             1685   FUOCHI               89          ANIME     511
             1732   FUOCHI               90          ANIME     450
             1800   ABITANTI           789
             1809   ABITANTI           881
             1861   ABITANTI        1.177
             1871   ABITANTI        1.201
             1881   ABITANTI        1.194
             1901   ABITANTI        1.251
             1911   ABITANTI        1.243
             1921   ABITANTI        1.014
             1931   ABITANTI           924
             1936   ABITANTI           844
             1951   ABITANTI           678
             1961   ABITANTI           662
             1971   ABITANTI           556
             1981   ABITANTI           321
             1991   ABITANTI           245
             2001   ABITANTI           159
             2011   ABITANTI           105
            OGGI   ..............              100
            DOMANI ...........           ??????????


La tabella seguente è stata elaborata dai dati della prima stesura del Catalogus Baronum dal quale si può ricavare, con le dovute cautele, il numero approssimativo degli abitanti della zona, considerando che ogni feudatario doveva fornire al re un cavaliere ogni 24 fuochi (famiglie), e che mediamente si potevano contare per ogni fuoco dalle 4 alle 6 anime.

Feudo  Feudatario   Cavalieri   Fanti   Fuochi  Abitanti
Borrello  Raynaldo di Anyba  1 2 24 120
Fallo  Oderisio Borrello  1 2 24 120
Gamberale  Raynaldo Gentile  1 2 24 120
Montenerodomo  Jacob de Ortona  1 2 24 120
Piczum (Monti Pizi)   Figli di Manerio  1 2 24 120
Pizzoferrato  Oderisio di Quadri  2 4 48 240
Pilo (Roio d. Sangro / Borrello)  Simone di Sangro  3 6 72 360
Quadri  Oderisio di Quadri  1 2 24 120
Rosello  Filippo di Guasto  1 2 24 120
S. Comitium (Civitaluparella) Oderisio di Quadri  1 2 24 120
Totale    13 26 312 1560

Reperti Archeologici

Reperti archeologici,mattonelle in ceramica ed abiti conservati all'interno della chiesa di S.Maria Maggiore.

I Caracciolo di Valle e Gesso

Sergianni Caracciolo Pisquizi, Patrizio Napoletano, nel 1468 ebbe Celenza, Carunchio, Torrebruna, Valle, Villa Santa Maria e Giovanni Lupitone. Sposa Agnesella Gaetani

Giulio Cesare, Patrizio Napoletano, Signore di Celenza, Carunchio, Torrebruna, Valle, Villa Santa Maria e Giovanni Lupitone. = Lucrezia Carafa

Ferrante (+ 2-8-1583), Patrizio Napoletano, Signore di Valle, Villa Santa Maria, Montelapiano e del feudo del Pilo. = 1559 Isabella, figlia di Antoio Barattucci (+ testamento : 7-3-1566).

Ferdinando e Isabellaebbero cinque figli, tre maschi e due femmine. Il primo si chiamò Giulio, in ricordo del nonno, e ricevette in eredità i feudi di Villa S. Maria e Montelapiano. Tali feudi Ferdinando li aveva ricevuti dal Padre Giulio e fu proprio quest'ultimo che in luogo di Pilo fondò una nuova città che dal suo nome si chiamò Giuliopoli

Giulio Cesare (* 1560 ca. + 17-9-1596), Patrizio Napoletano, Signore di Valle e Villa Santa Maria dal 1583, vende il feudo di Montelapiano il 17-12-1588. = 1578 Aurelia Caracciolo dei Marchesi di Bucchianico (v.) (+ 1619).


FAMIGLIA DEI BERARDELLI


Giulio Cesare (* 15-4-1597 + 20-9-1647) Patrizio Napoletano, Signore di Roio, Roitello e Giuliopoli.

Don Filippo Caracciolo - Patrizio Napoletano (* 28-11-1626 + 9-12-1685) Signore di Roio, Roitello e Giuliopoli dal 1647 Signore di Villa Santa Maria, 1° Principe di Valle al 5-11-1649 compra il feudo di Alfedena il 7-12-1652 e la terra di Fallo il 19-2-1655.

Don Ferrante Caracciolo - (* 5-9-1657 + 15-4-1731) Signore di Roio, Roitello, Giuliopoli, Fallo e Villa Santa Maria e Patrizio Napoletano dal 1685. 2° Principe di Valle, Marchese di Alfedena

Don Gian Francesco(* 24-7-1697 + 18-2-1737) Signore di Roio, Roitello, Giuliopoli, Fallo e Villa Santa Maria e Patrizio Napoletano dal 1731 e Patrizio Napoletano dal 1731 3° Principe di Valle, Marchese di Alfedena

Donna Maria Eleonora (* Napoli 31-12-1720 + ivi 19-1-1798) Signora di Roio, Roitello, Giuliopoli, Villa Santa Maria, e Fallo dal 1737 4° Principessa di Valle, Duchessa del Gesso, Marchesa di Alfedena.

FAMIGLIE NOBILI D'ABRUZZO ( A ROIO ) PDF

Anonimo

Annotazioni di anonimo forniteci da Leo Mastroluco che trascriviamo come da originale

Roio del Sangro,comune del Napoletano, Provincia di Abruzzo Citeorione, Circondario di Lanciano,mandamento di Villa S. Maria. Ha una superfice di ettari 1397; secondo il censimento del 1361 contava abitanti 995 maschi e 405 femmine. La sua guardia nazionale constava di una compagnia con 177 militi attivi. Gli elettori amministrativi nel 1865 erano 100 così i politici iscritti nel collegio di Gessopalena.


L'UfficioPostale era a Villa S. Maria, appartiene alla diocesi di Trivento il suo torritorio si estende in colle, il suolo è fertile è coltivato con qualche deligenza, vi abbondano la vite e la quercia e l'ulivo e non trascurabile l'allevamento del bestiame. Questo villaggio dista circa 4l km da Lanciano, la sua chiesa parrocchiale mediocre edificio e a tre navate, di stile romanico-barocco, di patronato comunale e di libera collazione; sulla sua torre quadrata e tozza è sospesa una campana rara e di gran pregio per la sua antichità. All'ingresso del paese sorge una fontana ricca di acqua fresca e salubre. Vicino all'abitato si manifesta una eco meravigliosa che ripete un endecasillabo. Per la beneficenza vi sono due cappelle ed una congregazione di carità, la quale da la rendita di L. 296 per spese di culto ed elemosina ai poveri inoltre un monte frumentario per somministrazione di grano in ettolitri 287. All'istruzione si provvede con scuole pubbliche elementari maschi­li e femminili, frequentate da circa 50 allieve. Circa l’origine di questo villaggio si vuole dalla tradizione che sorgesse nella valle dei paghi e propriamente la dove ora ai svolge tortuoso il torrente che ha il nome Paganiello; in una pianura ove di presente germogliano la vite o la quercia, era l'umile cittadella dal nome Vigenne. I vasi fittili,i sepolcreti il muro reticolato,la figura scolpita di grezza pietra a bassorilievo la quale rappresenta Marte, cui era colà consacrato un tempio “anum Martis", sono tutti titoli che ne provano la verità dell’esistenza di Vícenne. Nelle invasioni dei seraceni cotesta cittadella Vicenne fu distruttà e gli abitanti che poterono salvarsi dal furore dei barbari, parte si riunirono poco lungi, formando la località “Casette”; parte si raggrupparono qui in ROVO (R0J0),come si legge sul piedistallo di pietra del 1595, sito ancor oggi nella Chiesa Parrocchiale, dove prima eravi l'ospedale dei convalescenti di detta città; parte ancora in luogo poco lontano formando il paese di Monte Sant'Agelo e parte formando la località che prese il nome di Roitello, derivato da ROVO ora Roio. Che qui vi fosse un ospedale è provato dalle rendite annessegli, le quali passarono sotto dominio dell'ordine dei cavalieri delle due Sicilie e quindi del Comune attuale ( Gli abitanti di Roitello, ad epoca imprecisata, assaliti dalle formiche si trasferirono nei pressi di Monte Sant’Angelo, formando il luogo di casette. L’anno dell’era volgare 1573 il paese di Monte Sant'Agelo fu decimato dalla peste e i 374 abitanti si trasferirono in Roio.) Che Roio fosse un paese antichissimo basta la testimonianza di San Benedetto che vissuto nel 500 lasciò in Montecassino notizia di Roio (vedi Italia Sacra dell' Ughelli, tomo VI, Col. 676. Sotto gli imperatori di Germania non si hanno altre notizie delle sorti di questo paese, tranne che caduto sotto il regime feudale, fu posseduto da certo Ciampa di Serracapriola e poi dal Barone Pietrantonio Berardinelli, che con istrumento del 5/8/1543 dal notaio Merola di Torricella lo vendè a Giulio Caracciolo, fondatore di Giuliopoli, morto in Roi del Sangro e seppellito in questa Chiesa Parrocchiale, a sinistra dell' altare Maggiore. Il sopradetto piccolo villaggio casette nel 1521 venne decimato dalla peste ed i suoi 374 abitanti accasaronsi in Roio. Roio fu Patria nel medio evo di Domenico Pellegrini, che teneva cattedra di Scienze in Corfù. 


 Un certo N. F. Faraglia strong>ne "I miei studi storici delle cose abruzzesi" pubblicato da Carabba Editore a Lanciano nel 1893 nella pagina 243 scrive Podium cum Rogitello tra Civitas Burrelli e Casale Piano (situato sulla montagna di Royo).

Nunzio Federigo Faraglia (Pescocostanzo, 1841 – Sulmona, 1920) è stato un abate, storico e filologo italiano. Si distinse per la sua attività di archivista e paleografo e per importanti studi compiuti, in particolare, sulla storia del Regno di Napoli e sull'Abruzzo medievale. I suoi lavori erano intessuti di rigore filologico e caratterizzati da un'indagine, sia in chiave storico-economica che storico-sociale, che non escludeva anche un'analisi coreografica, come nel caso del Saggio di corografia abruzzese medioevale, nel quale individua, a seconda delle diverse epoche, i confini dei gastallati, delle contee e delle diocesi abruzzesi, soffermandosi anche sulla controversa origine del nome territoriale Aprutium. A lui si deve, in particolare, il ritrovamento, la raccolta e la pubblicazione del Codice diplomatico sulmonese. Tuttavia, si impose all'attenzione della storiografia e dell'erudizione meridionale anche per altri importanti studi, tuttora frequentemente citati, quali quelli su Ettore Fieramosca e la disfida di Barletta, sulla storia dei prezzi a Napoli (1131-1860), così come sulla storia dei comuni dell'Italia meridionale (1100-1806). Quest'ultima ricerca fu premiata dall'Accademia Pontaniana, che ne deliberò la pubblicazione. La giuria era allora presieduta dallo storico Bartolommeo Capasso, del quale proprio l'erudito abruzzese terrà la commemorazione nella tornata del 14 agosto 1900 della stessa Accademia. Amico di Benedetto Croce, condivise con il filosofo gli impegni di ricerca confluiti in numerosi saggi pubblicati sui periodici Napoli nobilissima e Archivio storico per le provincie napoletane. Faraglia fu anche responsabile del Grande Archivio di Stato di Napoli.