(Storie e Personaggi di Villa Santa Maria)
Il Maniscalco Gaetano era persona dal fisico robusto, l`abbronzatura del viso si accompagnava ad una severita` dello stesso, braccia possenti, mani ruvide e forti.
A volte, Gaetano mi permetteva di girare il ventilatore della forgia; restavo affascinato nel vedere il mutamento di colori che assumeva il carbone; da nero, con l`ausilio del soffio magico della forgia, esso diventava rosso, poi rosso vivo ed infine bianco, al massimo del calore.
Era un vasto locale quello di Gaetano, buio, con una piccola finestrella in alto, la sola fonte di luce, oltre che l`ingresso.Cosi i ferri violentemente battuti col martello sprizzavano scintille al di sopra dell`incudine, rischiarando la stanza ad ogni battuta.
Io guardavo incantato questo omone maneggiare gli strumenti dall`aspetto sinistro; tenaglie, tronchesi, morse, seghe per metalli, grossi catini di pietra, una volta usati come truogli per maiali. Gaetano infilava in questi recipienti colmi di acqua i metalli incandescenti ed il liquido frigolava in una nuvola di vapore.
Col tempo mi e` capitato di leggere qualche libro di mitologia e mi sono ricordato di Gaetano, come del Dio Vulcano della mia infanzia; il Dio del fuoco Etrusco, ma anche il pedicure degli asini, muli e cavalli; egli tagliava, limava gli zoccoli e vi applicava il ferro rovente ed esso sfrigolava un lezzo di unghia bruciata si alzava verso l`alto come incenzo propiziatorio alla buona riuscita del lavoro. Questa procedura puo` sembrare una crudelta` gratiuta, ma era cosa utile , affinche` la calzatura dell`asino trovasse sede appropriata nello zoccolo bruciando la parte in eccesso di esso, adattando lo zoccolo al ferro.
Ed io, spettatore timoroso, speravo che l`asino non soffrisse e pregavo silente che Gaetano si sbrigasse e togliesse quella scarpa rovente dallo zoccolo del quadrupede, cosi la mia sofferenza e quella dell`asino cessasero al piu`presto.
L`ultima parte del lavoro di Gaetano, era fissare il ferro allo zoccolo con cinque chiodi di alluminio a testa quadrata; il chiodo doveva penetrare per qualche centimetro nello zoccolo ed uscire la parte esterna dello stesso, senza toccare la parte viva, la parte irrorata dell`unghia. La parte sporgente del chiodo veniva tagliata con le tronchesi e la lima smussava il residuo del chiodo. A lavoro terminato il ruvido Gaetano diveniva anche pedicure del mulo con un pennello intinto d`olio minerale esausto, dal colore scuro, spennellava lo zoccolo per rendere lucente la nuova calzatura del mulo. Poi, il quadrupede si avviava verso una nuova giornata di lavoro, preceduto dal proprio padrone con cavezza in mano, mentre Gaetano lanciava il suo ultimo sguardo per valutare il buon incedere del quadrupede e quello curvo del padrone. 

Dante Fantini 

Villa Santa Maria  il 09/07/2007

Pubblicato in Ricordi