De Lucia Fernanda

Forno di Paese  

Alba di un giorno familiare.
Sonni quieti di bambini, interrotti.
Un sordo rumore di fuoco insistente.
Un intenso odore di nafta infuocata.
                                 
Nel forno, voci concitate di donne di Roio:
Trieste, Giuseppina, Elena, Zina
posano, a turno, le m’sell’
con il soffice  impasto.
Dialoghi frettolosi e via come vento.
Le mani leggere e operose di fornaie
accarezzano le candide masse .
Poi, una calda fragranza.

 

Mia Zia Magliaia    

Bella nel suo ondeggiare di passi.
Dolce nella sua semplice routine.
Ha mani decise e calde per la mungitura:
le mammelle generose si donavano a lei.
Ha mani creative nel suo mestiere.
Mia zia contadina è la magliaia del paese.
Per ore srotola i fusi di lana appena arrotolati.
E la macchina con frusciare ritmico, va.
Lei conta , misura, sposta il telaio e va.
Ha amore per un cuore e va.
Conta le ore, è sera e va
nella buia scorciatoia.
Ora, la verginità è ancora giovane.
La raccontano i suoi occhi vuoti.

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