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Ciao, sono NIcolino Cese e mi occupo della manutenzione di questo sito.

Finalmente un Matrimonio a Roio
Il 10 Agosto 2010 si è celebrato nella nostra chiesa parrocchiale il matrimonio di " Rocco e Michell ".

Per quelli del 1950 gli anni sono 60 Per l'occasiore è stato creato e proiettato un DVD   di come era Roio negli anni dal 1900 ad oggi.

In un'altraClassifica

FUGA DEGLI ITALIANI - Quasi quattro milioni gli italiani fuggiti dal Bel Paese Secondo i dati della fondazione Migrantes gli italiani all'estero sono quasi quattro milioni, quanto gli stranieri nel nostro Paese, e rappresentano il 6,6 per cento della popolazione italiana. Oltre il 50 per cento ha meno di trentacinque anni.



GLI ITALIANI NEL MONDO -QUANTI SONO: 3.915.767
-52,4% uomini
-47,6% donne
-6,6% del totale della popolazione italiana

-PIU' ALL'ESTERO CHE IN PATRIA
I primi dieci Comuni in cui i residenti all'estero superano quelli in Italia

Castelnuovo di Conza (Campania)
-All'estero: 1.930
-In Italia: 677

Acquaviva Platani (Sicilia)
-All'estero: 2.498
-In Italia: 1.066

Carrega Ligure (Piemonte)
-All'estero: 209
-In Italia: 97

Roio del Sangro (Abruzzo)
-All'estero: 241
-In Italia: 123

Santomenna (Campania)
-All'estero: 962
-In Italia: 502

Gamberale (Abruzzo)
-All'estero: 620
-In Italia: 342

Briga Alta (Piemonte)
-All'estero: 87
-In Italia: 49

Castelbottaccio (Molise)
-All'estero: 636
-In Italia: 379

San Biase (Molise)
-All'estero: 356
-In Italia: 219

Monteleone di Puglia (Puglia)
-All'estero: 1.564
-In Italia: 1.153

(Fonte: Rapporto Italiani nel Mondo 2009- Fondazion Migrantes\Caritas. Da "Corriere della Sera" mercoledì 3 febbraio 2010)

Una NuovaPiazza

Riportiamo di seguito la nota e le foto trasmesseci dal progettista dell'opera. I lavori relativi al 1° Lotto dovrebbe prendere il via entro i primi di ottobre e riguarderanno la sopraelevazione della sola parte relativa alla attuale gradinata. Nei vari anni è emersa sempre la necessità per il paese di ampliare, riqualificare, valorizzare e rendere più funzionale l'attuale Piazza, luogo dove si è sempre svolta tutta la vita sociale esistente, con una migliore distribuzione dello spazio, con lo scopo di soddisfare tutte le esigenze della collettività, dei bambini, dei giovani e dei numerosi anziani, tutti ugualmente desiderosi di un posto dove ritrovarsi sia d'estate che durante il lungo inverno. La volontà della collettività è di eliminare l'attuale fontana realizzata nel 1994, quasi mai utilizzata a pieno, poichè composta da tre grandi vasche profonde 80 cm e pericolose per i bambini che vi giocano vicino, per l'enorme quantità d'acqua presente, diventate ormai solo abbeveratoi per cani e per l'acqua stagnante che genera oltre che infiltrazioni nel garage sottostante anche alghe putride nei mesi estivi e ghiaccio nei mesi invernali. L'attuale fontana, inoltre, si è molto deteriorata negli anni a causa delle intemperie, in quanto non adatta per materiali all'ambiente climatico montano del paese. Per cui, sostituirla con una nuova fontana in pietra scalpellata di dimensioni ridotte, simile a quella originaria andata perduta, permetterebbe, limitando i costi, anche la realizzazione dell'ampliamento dell'altro lato della piazza mediate la sopraelevazione del garage comunale esistente nella parte sottostante e la creazione di un ampio locale pluriuso sotto la piazza, delle dimensioni di circa mq. 260, riportando tutta la Piazza Vittorio Emanuele alla stessa quota.

DissestoIdrogeologico

Quasi tutto il paese è circondato da frane che ne minacciano la sicurezza ma nessuno se ne interessa. Ne l'amministrazione, ne l'ANAS per quelle di sua competenza. Riportiamo di seguito le foto di alcune di queste che abbiamo avuto la sfortuna di incrociare in normali passeggiate e documenteremo a breve le altre.

Via per andare alle vigne.

Questa strada è stata fatta da c.a. due anni, ma come si vede dalle foto, è già in uno stato pietoso. Appena fatta già vi transitavano automezzi privati cingolati (cui è vietato il transito) che ne rovinavano il manto stradale. Attualmente le cunette sono piene di terra è l'acqua che non sa dove andare, tracimando ha provocato un fronte franoso di circa 20 metri che durante il prossimo inverno se non accadrà nulla ne provocherà la chiusura..

Strada Provinciale per Monteferrante

Su questa strada insistono diverse frane alcune anche pericolose.

AlberiAbbattuti

Mercoledì 7 Aprile 2010 si è consumata l'ennesima barbarie della attuale amministrazione. Dopo l'albero " Malato ??? " abbattuto due anni fà sempre in piazza, ora hanno eliminato un abete di quasi 50 anni per far posto al nulla........Già la scorsa estate avevamo presagito la cosa in quanto, per inserire dei gazebo erano stati eliminati alcuni raggi di rami dello stesso albero. Quali saranno state le motivazioni sicuramente argomentate con dovizia di particolari, che hanno indotto la nostra giunta ed i consiglieri tutti all'approvazione di questo DELITTO, non ci è dato di sapere ma attendiamo fiduciosi un loro intervento. Una domanda ce la poniamo però, la FORESTALE cosa ne pensa. Sarà stata informata? e se non lo è stata cosa fà, controlla gli uccellini che svolazzano sui nostri tetti e i cinghiali che scorazzano felici sulle strade comunali e sui nostri terreni ? Al prossimo albero

Over65

Siamo all'ottavo posto in Italia.

FrancescaFabrizi

L'ultima volta l'abbiamo vista vincere nella manifestazione "Lu Tratturiell" che si è svolta a Rosello nel mese di agosto (2008) . Francesca è la figlia di Mauro e Marina che vivono a Rieti, quì la nostra atleta si allena e gareggia con ottimi risultati.

Rosello 2008

Lu Tratturiell

Franceca

Durante la corsa

Premiazione

Alla premiazione con il sindaco di Rosello

Articolo

Articolo apparso sulla stampa locale

TERREMOTO, PERCHE’ NON POSSIAMO DIRCI SFORTUNATI

Abbiamo ancora negli occhi la tragedia avvenuta da pochi giorni in Abruzzo. La città dell’Aquila e i paesi della provincia sotto un cumulo di macerie, case e palazzi polverizzati, la gente disperata e smarrita. E poi i morti, troppi morti. Giovani, soprattutto.


La Casa dello studente è il simbolo dell’incubo da cui gli abruzzesicercano di svegliarsi. Intanto la terra continua a tremare. Non c’è, però, solo la paura a far compagnia ai terremotati. La cronaca televisiva e giornalistica ci ha mostrato, da subito, persone che pretendevano, alcune con rabbia ed altre con più equilibrio, che venisse fatta piena luce sulle ragioni vere del disastro, lasciando da parte i facili richiami alla fatalità, alla ineluttabilità dei terremoti. In sostanza quelle persone chiedevano e chiedono perché la loro incolumità, la loro sicurezza, la loro salute, non sono state adeguatamente tutelate. Perché, in piena zona sismica, le case e gli edifici pubblici sono stati costruiti o strutturati con tecniche e materiali non idonei e non a norma. Perché i controlli sulla sicurezza del patrimonio edilizio si sono rivelati carenti o assenti. La magistratura ha già avviato delle indagini e, naturalmente, ci vorrà del tempo per giungere a dei risultati. A noi restano, però, bene impresse le parole di un medico abruzzese del 118 che in un’intervista, dopo aver espresso tutta la sua sofferenza per non essere riuscito a salvare il proprio figlio, reclamava l’attribuzione di precise responsabilità a fronte di specifiche inadempienze. Ed il punto è proprio qui. In Italia non esiste una profonda cultura della responsabilità, caso mai quella dell’irresponsabilità, finanche in quei settori del vivere sociale che toccano molto da vicino la sicurezza e la salute dei cittadini. Non esiste, di conseguenza, o è relegata ad una parte minoritaria del Paese, una cultura del rispetto delle regole degna di una Nazione civile. Ad ogni emergenza ci ripromettiamo che questa o quella tragedia non si ripeterà più. Ma una volta spenti i riflettori le promesse finiscono nel dimenticatoio, le regole continuano a valere per gli altri e non per noi, e cambiamenti non se ne vedono. E alla successiva calamità si invoca la sfortuna, il destino e simili. Un maledetto circolo vizioso, dal quale usciremo solo facendo crescere una diffusa coscienza civica, che ci faccia sentire parte di un’unica comunità, non più divisa tra furbi e fessi, ma tesa veramente al conseguimento del bene comune. Senza se e senza ma. Ci guadagneremo in salute. E in vite umane..

Scritto da Roiodelsangro.com| Articolo postato il 30-04-2009

   

Commenti:
E’ con grande sconforto che sfoglio le rubriche di questo sito; salvo qualche intervento dei “soliti noti” (me compreso) non trovo alcun segno di interesse, partecipazione, intervento, dissenso. Mi auguro che ci siano, di fronte ai computer, centinaia di paesani che leggono, formulano i loro pensieri ed attendono. Con questa speranza espongo, ancora su questo sito, i miei pensieri e le mie semplici riflessioni. Lo spirito che mi anima nasce dalla certezza che in democrazia non si combatte l’uomo ma le sue idee, le sue azioni, il suo disimpegno. Il mio indirizzo e-mail è: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. "E alla successiva calamità si invoca la sfortuna, il destino e simili. Un maledetto circolo vizioso, dal quale usciremo solo facendo crescere una diffusa coscienza civica, che ci faccia sentire parte di un’unica comunità, non più divisa tra furbi e fessi, ma tesa veramente al conseguimento del bene comune". Sono tremende e dolorose queste proposizioni e si intuisce una grande sensibilità in chi l'ha scritte; sensibilità sociale, civile, della prevenzione, del rispetto e della sofferenza. A lungo ho meditato su tutto ciò ed ho posto a me stesso dei quesiti a cui non so dare risposte ma che potrebbero averle se le riflessioni fossero comuni. Mi chiedo e vi chiedo: come si esce da quel circolo vizioso e far crescere la coscienza civile? Mi chiedo e vi chiedo: che poteri ho/abbiamo a livello regionale per contrastare i furbetti del quartiere? Oppure posso/possiamo osteggiare e combattere concretamente le cultura della truffa allo Stato nel mio/nostro territorio? E come? Non cambia niente: nei nostri paesi, a L'Aquila, in Sicilia, in Campania, nelle Puglie, in tutta Italia. Ci sono i furbi ed i fessi. La lotta per crescere e avere una "diffusa coscienza civica" inizia, secondo me, da un nuovo e direttamente partecipato impegno politico delle persone perbene; inizia nei nostri piccoli paesi, per liberarli dal mortale abbraccio dei saprofiti che se ne sono impossessati. La lotta per sentirci parte di un'unica comunità inizia denunciando i cartelli (coalizione di imprese costituita al fine di eliminare o limitare volontariamente la reciproca concorrenza). Se chiamiamo un muratore per lavori da fare a casa nostra e lui ci deruba sui prezzi e sul materiale, cosa facciamo? Lasciamo perdere o no? Perché se rubano allo Stato (ovvero a noi comunità civile) stiamo zitti, non facciamo valere i nostri diritti? Il cartello tra imprenditori è proibito dalla Legge: impedisce la libera concorrenza e fa levitare i prezzi perché preventivamente concordati tra i partecipanti all’appalto. Anche a L’Aquila è avvenuto questo!!! Perché lasciamo perdere se nostri territori immensi vengono sfruttati senza che i relativi proprietari ne traggono un minimo vantaggio? Perché lasciamo perdere se foreste antiche e lussureggianti vengono “pelate”? Innescando inevitabilmente il detonatore di tragedie idrogeologiche che pagheremo molto caramente e pagheremo sempre agli stessi furbetti che provvederanno, a nostre spese, alla ricostruzione di strade, argini, case, ecc:. Perché lasciamo perdere se nostri fiumi incontaminati (ad esempio il nostro ex limpidissimo Turcano) vengono sistematicamente inquinati da liquami animali, nauseabondi e malsani (a proposito della febbre suina...)? Perché lasciamo perdere e permettiamo la costruzione di una strada, parallela ad un’altra, per andare allo stesso posto? Motivo? Non si vuole rendere pubblica una strada pubblica!!! Perché lasciamo perdere quel moncone senza senso di asfalto che doveva collegare Roio a Villa, via Vigne. Quant’è costato? Chi s’è aggiudicato l’appalto? Perché è già chiuso il cantiere se la strada non è stata ultimata? Come è stato fatto l’appalto? Per quanti metri è stata finanziata? A cosa o a chi è servito asfaltare un pezzettino di strada? Ma sapete quante volte è stata appaltata quella strada per Villa nel corso degli ultimi 50 anni? I soldi sono nostri, la strada è nostra, il territorio è nostro e tutti noi ce ne disinteressiamo totalmente. I politici (sic!!!) ed amministratori della zona che dovrebbero vigilare, motivare o denunciare, sono compulsivamente impegnati a cambiare continuamente casacca con la speranza di essere eletti, con qualsiasi partito, ma essere eletti. Ne va di mezzo il loro sostentamento... E voi pensate che vigilino, o che motivino o addirittura che denuncino? E noi, tanto per premiarli della loro palese inefficienza, continuiamo a votarli!!! Allora, cari amici, dove e come vogliamo combattere per creare una comunità protesa veramente al conseguimento del bene comune? Facciamo una bella fiaccolata contro tutte le mafie? Oppure organizziamo una bella porchettata di cinghiale per manifestare contro qualsiasi cosa? O forse credete che chi ha lottato (subendo anche minacce) contro i bracconieri che infestano come una metastasi il nostro territorio, l'ha fatto per antipatie personali o perché ama pettinare le bambole? O forse (spero che vi sorga il dubbio), l'ha fatto per combattere l'arroganza di chi, esponendo i suoi trofei di carne, ossa, pelo e sangue, sui cofani delle auto distrugge pervicacemente e in mala fede, nella popolazione residente e non, le flebili tracce della certezza del diritto che è la radice di ogni civiltà? Il segnale lanciato da questi delinquenti era ed è:"avete capito chi comanda qui?" E che dire di quella complice e moralmente immonda tolleranza ampiamente praticata verso questi individui: ma sì, dai, è tanto per divertirsi un pò che si fa bracconaggio!!! Ancor più oltraggiosa è la frase/scudo: ma che volete? Noi qui ci viviamo!!! Oddio, ma quando ve ne andrete? I ma ed i se fioriscono in abbondanza nel letamaio delle nostre giustificazioni, delle nostre sottomissioni, delle nostre tolleranze, dei nostri "vengo in paese per qualche giorno all’anno e non voglio problemi". La lotta, miei cari, DEVE essere dura, perché se e quando toccherà a noi subire l'ingiuria della terra che trema, sappiate ci sarà gente che se ne fregherà di noi e penserà solo al come e al dove fare soldi: e questa gente è fra noi, è in mezzo a noi. Aiutiamoci!!! Diamo loro dei forti e potenti “calci nei coglioni” (è una metafora!!!); azzeriamo il loro potere che nasce dalla cultura degli "amici degli amici". Riconquistiamo il territorio in tutti i sensi e spero tanto che le nostre donne abbiano la forza e la volontà di lottare insieme a noi. Ci guadagneremo, sì, in salute e in vite umane perché noi abbiamo la cultura della vita che si contrappone e lotta contro la cultura dell'appalto. Rendiamo veramente sicuri, vivibili, produttivi ed onesti i nostri paesi. Onoreremo così, da persone perbene e senza ipocrisie, quelle vittime innocenti, morte non per colpa del terremoto, ma perché bestie assetate di soldi si erano (si sono?) impossessate dei loro territori, delle loro case, delle loro strade, delle loro vite. La nostra azione civile e politica dovrebbe avere un nome; io la chiamerei TILAK: in India il tilak è un punto rosso che ti mettono sulla fronte tra gli occhi, per simbolizzare il terzo occhio, quello che permette di vedere la realtà al di là delle apparenze.
Inserito da Mimmo Galluppi

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